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Territorio di Lucca

Le colline che circondano la città di Lucca sono di una bellezza straordinaria, non solo per la presenza di boschi e di fertili pendii coltivati con maestria a vite e ulivo, ma perché tutto il territorio è disseminato di borghi medievali, ruderi di castelli, torri e fortificazioni che raccontano la sua storia; una storia fatta anche di contese territoriali, battaglie e saccheggi.
Spesso è difficile raggiungere i siti dove si conservano i resti delle fortificazioni, sia perché mancano le segnalazioni, sia perché la vegetazione boschiva ha preso il sopravvento; resta il fatto che la suggestione dei luoghi fa sempre tornare chi per una volta li attraversa.
Bibliografia: - Mancini G.(a cura di), Castagnori. Castello feudale presso la via Francigena, Lucca 1997.
- Sercambi G., Bongi S. (a cura di), Il libro delle Croniche, Roma 1892
- Redi F., Difese urbane e fortificazioni del territorio toscano in età comunale: strutture superstiti e fonti iconografiche, in Guerra e guerrieri nella Toscana medievale, Firenze 1990.
Comprensorio: Piana di Lucca
Comune: Lucca
Notizie storiche: Castello di Aquilea
Le colline a nord di Lucca sono di una bellezza straordinaria non solo per i borghi che le popolano qua e là o per i geometrici terrazzamenti coltivati a vite e ulivo, ma per il panorama che da qui si può ammirare. Aquilea si trova su una di queste colline. Superato il borgo, la strada si fa sempre più ripida e a tratti sterrata, inerpicandosi tra le ginestre che danno una particolare luminosità ai resti della chiesa dell'antico castello purtroppo completamente distrutto. Dalla sommità della collina, il castello poteva controllare la Piana di Lucca, verso sud, i pendii della Mediavalle del Serchio a nord.
Sicuramente abitato fino dall'alto Medioevo è stato ipotizzato che il sito risalga all'epoca antica, se non etrusca almeno romana. La prima attestazione del castello è del 1073 ma è assai probabile che un fortilizio fosse già presente prima del Mille. In epoca comunale il castello, dalla sua straordinaria posizione, continuò a svolgere il suo ruolo di sentinella tra la Valdiserchio e la Piana.
Successivamente perse la sua funzione strategica e fu abbandonato. Alla metà del nostro secolo i suoi resti erano comunque ancora cospicui e ben leggibili, tuttavia ciò che aveva determinato la fortuna del castello, cioè il suo eccezionale campo visivo, decretò anche la sua condanna. Il sito fu infatti bombardato nel 1944 dagli alleati nel tentativo di distruggere le postazioni ivi collocate dell'artiglieria tedesca.
Oggi rimangono tracce della cinta muraria e qualche cumulo di macerie non identificabile con alcuna struttura.
Sul versante meridionale della collina, appena fuori il perimetro delle mura, sorgono ancora i suggestivi resti della chiesa romanica di San Lorenzo, l'antica cappella castellana. Attestata dal 1185 risale in realtà all'XI-XII secolo e purtroppo anch'essa fu gravemente danneggiata da cause belliche. La struttura ad aula con abside, edificata sopra una potente costruzione, conserva quasi integra la bella facciata nella quale si apre un elegante portale architravato con lunetta. Sempre verso est, adiacente alla chiesa, sorge ancora il campanile.

Castello di Pontetetto
Il castello di Pontetetto era costituito da diverse strutture interconnesse che svolgevano un ruolo di guardia e difesa del ponte sull'Ozzeri, della via di comunicazione tra Lucca e Pisa. Certamente ancora in piedi nella seconda metà del XIV secolo, allo stato attuale non esiste più nessuna traccia del complesso fortificato e neppure è possibile fare una valida ipotesi sul sito della sua costruzione. Dal medioevo è molto mutata, infatti, sia la situazione orografica che quella viaria. Solo la persistenza delle forme insediative può suggerire l'ipotesi che sorgesse nel luogo dove tutt'oggi esiste un ponte, ma è solo un'ipotesi.
Una raffigurazione assai fedele della fortificazione è reperibile nelle illustrazioni delle Croniche di Giovanni Sercambi, scritte nei primi decenni del Quattrocento.
Basandoci su questa illustrazione, e abbiamo validi motivi per ritenerla attendibile fino nei particolari, si può osservare che il nucleo principale del castello si sviluppava in prossimità della sponda nord dell'Ozzeri - l'antico Auser - ed era dominato da un alto mastio quadrilatero con coronamento a sporgere su beccatelli e merlatura a coda di rondine. Rialzata da terra, secondo la consuetudine, si trovava la porta di accesso alla torre mentre al penultimo piano si aprivano ampie finestre centinate. Non è affatto chiaro come la torre, dotata di una sorta di piccolo antemurale, si legasse alla struttura vera e propria del ponte fortificato, del resto essa stessa di non immediata interpretazione. Dalla illustrazione delle cronache si intuisce la presenza di una articolata costruzione all'imboccatura del ponte, costituita a quanto pare da due cortine parallele e merlate alle estremità delle quali erano installati due ponti levatoi, funzionanti con il meccanismo a contrappeso. Non è chiaro però se questa costruzione costituisse anche il cassero della fortificazione o se fosse piuttosto una soluzione semplificata per creare una sorta di passaggio obbligato, sotto la guardia del mastio. In ogni modo al di là del ponte levatoio meridionale (quello opposto alla torre), si ergeva il ponte vero e proprio: una struttura in muratura simile alla precedente ma, apparentemente, di dimensioni più contenute che grazie a due arcate valicava il canale senza tuttavia raggiungere l'altra sponda. Questa vera e propria isola fluviale era collegata all'altra sponda da un altro ponte levatoio.

Castello di Piazza di Brancoli
Deviando a Vinchiana dalla Statale 12 del Brennero si entra nella zona della Brancoleria con una serie di graziosi borghi sparsi qua e là sulle colline. Il territorio, che un tempo era intensamente fortificato, caratterizzato dalla presenza di castelli e dimore feudali, torri di osservazione e borghi murati, ha ormai perduto questa sua originaria caratteristica ma non la bellezza che la natura ostenta fieramente.
Su una terrazza panoramica si trova anche Piazza di Brancoli delle cui difese non si è conservata alcuna traccia né memoria. L'insediamento fa capo alla chiesa di Santa Maria in Piazza, testimoniata già nell'VIII secolo e ricostruita nelle forme attuali nell'XI-XII, e deriva il suo nome dal caratteristico pianoro di mezzacosta su cui sorge il paese.
Non vi sono tracce visibili di fortificazioni anche se nella parte alta del paese un interessante allineamento di edifici medievali potrebbe suggerire qualche ipotesi sulla presenza di un muro di cinta.

Castello di Montecatino
Il sito sorge sulla sommità di una collina a guardia del tratto terminale della Valfreddana. Le scarse memorie storiche ricordano la chiesa di Santa Maria, la cui comunità fu annessa già nel Medioevo a quella del sottostante insediamento di Cappella.
Oggi completamente in rovina e abbandono, del complesso rimane ancora in piedi il campanile ed i muri perimetrali della chiesa. Quest'ultima, ristrutturata e ampliata nel XVII-XVIII secolo, conserva parte dell'impianto romanico tra cui l'abside (trasformato in sagrestia), parte della facciata e del fianco nord. Sempre in epoca barocca venne addossato alla chiesa un portico, oggi in rovina, su archetti ribassati e tozze colonne in muratura.
La torre campanaria, priva solo della merlatura, sebbene antica non pare medievale.
Del castello non rimane alcuna traccia tranne forse la spianata antistante la chiesa, il cui andamento poligonale con uno spiccato vertice verso nord, suggerirebbe il disegno dell'antico cassero. Purtroppo la vegetazione infestante e l'impenetrabile sottobosco non consentono alcun tipo di indagine esplorativa.

Castello di Santo Stefano di Moriano
Superato il ponte sul Serchio, a Ponte a Moriano, si prosegue per Mastiano e poi si devia a sinistra per Santo Stefano di Moriano. La strada curvilinea è ombreggiata da una folta vegetazione che consente, di tanto in tanto di ammirare la vallata. Superato il vecchio cimitero si arriva in località Castello e qui la Chiesa di Santo Stefano segna anche il termine della strada.
Il castello sorgeva proprio su questa sommità, tra la chiesa e il cimitero. Le sue origini sono assai antiche e risalgono almeno al X secolo. Era proprietà dei vescovi di Lucca e nel 1081-82, nel pieno della lotta per le Investiture, fu teatro di scontri tra le truppe del vescovo scismatico Pietro, sostenuto dall'Imperatore Enrico IV e i castellani, fedeli al vescovo Anselmo titolare della cattedra episcopale di Lucca. Nel Trecento il castello, perduta la sua ragione d'essere, era già in abbandono.
Attualmente si conservano buona parte delle mura perimetrali, la cui presenza si intuisce sotto la soffocante vegetazione rampicante. I resti non superano l'altezza di due metri ma ci danno un'idea abbastanza precisa dell'andamento tattico del perimetro caratterizzati da numerosi, netti cambi di direzione. Forse il complesso era difeso da due torri, in una delle quali era ricavata la rampa di ingresso. L'interno del cassero, oggi completamente livellato e trasformato in vigneto, non rivela la presenza di resti di edifici.

Castagnori
C'è un detto riferito alla lucchesia che recita "tre case, una chiesa" che si addice al borgo di Castagnori. E forse definirlo borgo è anche azzardato. La chiesa nascosta dalla vegetazione boschiva e qualche abitazione a ridosso della via principale ne fanno comunque un villaggio grazioso che vanta una posizione invidiabile. Da queste colline, seguendo le curve che il fiume Serchio segna nella vallata, lo sguardo arriva fino alla marina.
Poiché a cavallo tra la Val Freddana e la Valdiserchio, in questo luogo venne edificato un castello di cui si hanno notizie fin dal 1081, anche se il sito di "Castagnulo" è citato, quale proprietà del monastero di San Salvatore in Brisciano, già nel 964.
Nel 1100 il castello fu distrutto dai Lucchesi. Agli inizi del trecento era di nuovo presente un cassero organizzato in forma consortile, cioè amministrato e curato da diversi proprietari, uno dei quali era ancora il Comune di Lucca. Attorno al castello continuava a vivere una piccola comunità ma il nucleo militare, nel secolo successivo, fu nuovamente e definitivamente abbandonato.
In un fitto bosco di lecci si conservano tutt'oggi numerosi e interessanti resti del complesso. La loro lettura è resa difficoltosa dal potente strato di macerie che ricopre l'intera superficie; ciò nonostante alcuni scorci conservano un certo carattere di monumentale spettacolarità. L'insediamento originario, di impianto assai elementare, era costituito da un semplice recinto fortificato.
Le robuste mura di questo presidio, ormai tuttavia quasi completamente livellate, seguivano l'orografia del sito, percorrendo una mezzaluna verso nord e un tratto dritto verso sud, dove si conservano i resti dell'ingresso. All'estremità occidentale sorgeva invece una torre, tutt'oggi conservata fino al livello del secondo solaio, costruita all'esterno ma in aderenza del perimetro. L'interno del recinto appare privo di resti di costruzioni. Con il crescere del numero degli abitanti, l'insediamento crebbe anche fuori dell'originario perimetro e si sviluppò immediatamente fuori delle mura, sul leggero pendio che digrada verso sud. Una nuova cinta di spessore più contenuto, difendeva il nuovo abitato ma delle abitazioni rimangono solo poche indicazioni superficiali, sufficienti appena per tracciare un'indicazione di pianta.
Si conserva parte della cisterna per la raccolta delle acque e almeno due interessanti vasche o abbeveratoi scavate in blocchi calcarei affioranti.
Esternamente al perimetro dell'insediamento, sorge un edificio quadrato adibito a rimessa agricola. Sebbene costruito con materiale di spoglio non è pertinente con la fase medievale.
Codice Audioguida: 623
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