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Fattoria Romana di Montiscendi

La zona compresa tra l'attuale frazione di Montiscendi e l'alveo del lago di Porta, in età romana, rientrava probabilmente nel territorio della colonia di Luni e presenta evidenti tracce della sistemazione agraria (centuriazione) finalizzata alla regolamentazione delle acque di superficie e alla distribuzione dei terreni tra i coloni. L'area era inoltre interessata dal passaggio della strada romana, Via Aurelia-Emilia, che costituiva la viabilità principale tra Roma e l'Italia settentrionale lungo la costa tirrenica.
A Montiscendi, in località Pruniccia, scavi archeologici, condotti tra il 1990 e il 1991, hanno individuato i resti di un insediamento agricolo, con fasi di vita comprese tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C.
(testo di Fabio Fabiani)

Bibliografia: - Sheperd E. J., Montiscendi (Pietrasanta), in Pietrasanta. Museo Archeologico Versiliese Bruno Antonucci, Viareggio 1995
Epoca: sec. II a.C., sec. III d.C.
Comprensorio: Versilia
Comune: Pietrasanta, località Montiscendi
Notizie storiche: Lungo il presunto tracciato viario piedimontano, ricalcato probabilmente in questo tratto dall'attuale via Aurelia, venne impiantato, tra il 150 e il 100 a.C., un edificio di cui è stato indagato un ambiente rettangolare. Le sue caratteristiche costruttive indicano una destinazione generica ad attività produttive, piuttosto che abitative. Il vano è delimitato da muri costituiti da uno zoccolo di grosse pietre sbozzate e sassi di fiume, su cui s'impostano pareti a graticcio, realizzate con un'intelaiatura di canne e un riempimento in argilla e pietre; la copertura era in tegole, sostenute da travi e travicelli inchiodati. Il pavimento interno dell'ambiente era costituito da cocciopesto, mentre all'esterno del vano si è rilevata la presenza di un battuto di terra. Il rinvenimento di pesi da telaio tra i materiali recuperati negli strati di vita dell'ambiente, consentono di annoverare, tra le attività domestiche, anche quella della tessitura.
L'edificio è utilizzato per più di due secoli, sino a quando, tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., un parziale crollo delle strutture indica il suo abbandono. Tuttavia, nel corso del II secolo d.C., una serie di adattamenti dell'ambiente già fatiscente, come la realizzazione di un focolare tra i crolli delle strutture, attestano una sua occasionale frequentazione: in queste modeste presenze si colgono i segni della crisi che si va diffondendo nelle campagne italiche. Un'ulteriore indicazione del clima di insicurezza è il gruzzolo di poche monete, chiuse forse in un sacchetto di cuoio, nascosto nell'edificio verso la fine del secolo.
L'abbandono definitivo dell'area avviene poco dopo, con il crollo delle strutture, dovuto probabilmente ad eventi alluvionali.
Nei pressi della fattoria, è stata rinvenuta un'epigrafe funeraria databile al II secolo d.C., posta dal marito e dai genitori alla defunta. Si tratta probabilmente dell'indizio di un'area di sepoltura prossima al nucleo abitativo, come accade a Crocialetto, Cafaggio, Pieve di S. Giovanni e Santa Felicita e a Pievecchia.
Stato di conservazione: Resti non visibili; i materiali sono conservati nel Museo Archeologico "B. Antonucci" a Pietrasanta.
Tipologia: Centuriazione, fattoria; necropoli
Codice Audioguida: 176
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