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Grotta all'Onda

Grotta all'Onda è situata a 710 metri sul livello del mare alle pendici del monte Matanna, nella frazione di Casoli. Si tratta di una vasta cavità, ampia circa 40 metri per 60, che in origine doveva avere numerosi cunicoli interni, oggi ostruiti.
L'enorme cavità costituisce una delle più importanti testimonianze di frequentazione pressoché ininterrotta di una grotta, durante un lunghissimo periodo di tempo che va dalla Preistoria fino ad epoca molto recente.
I primi utilizzatori della caverna furono i Neandertaliani, che praticarono la caccia nell'area circostante e che vi lasciarono i loro strumenti in selce insieme ai resti ossei delle loro prede. I cacciatori del Paleolitico Superiore (Homo sapiens) abitarono la parte più esterna della grotta, dove allestirono un grande focolare che ha restituito numerosi strumenti e resti ossei degli animali cucinati.
Gli agricoltori e i pastori neolitici, in seguito, impiantarono certamente le loro capanne al riparo della volta della grande cavità e praticarono le loro attività quotidiane per molte stagioni. L'uso continuo della grotta è documentato fino al successivo periodo Eneolitico (Età del Rame), in cui vennero assimilati nuovi modelli nella decorazione delle ceramiche e vennero utilizzate nuove materie prime, di importazione da aree lontane, per la fabbricazione degli strumenti. Dopo l'Età del Bronzo e fino ad epoca recente la grotta fu frequentata solo saltuariamente.

(testi di Alessandra Berton, Marzia Bonato, Stefania Campetti, Laura Perrini)

Bibliografia: - GRAZIOSI P. (1944), La Grotta all'Onda secondo gli scavi dell'Istituto Italiano di Paleontologia Umana (1931), Archivio per l'Antropologia e l'Etnologia, LXXIV.
- AMADEI A., GRIFONI CREMONESI R. (1986/87), La Grotta all'Onda. Revisione e inquadramento dei materiali, Rassegna di Archeologia, 6, Firenze.
- CAMPETTI S., DODARO S., FERRINI G., CRISCI G. M., DE FRANCESCO A.M., MONTANARI C., GUIDO M., COZZANI M., PERRINI L., BERTON A., BIGINI I., TURINI R. (1999), Risultati preliminari di nuove indagini nel deposito preistorico di Grotta all'Onda, Camaiore (LU), Atti della XXXIV Riunione Scientifica, I.I.P.P. Firenze.
Epoca: Paleolitico Medio (circa 40.000 anni da oggi); Paleolitico Superiore finale (circa 10.000 anni da oggi); Neolitico finale (5.000 anni da oggi); Eneolitico ed Età del Bronzo (a partire da 4.900 anni da oggi); Età storica: frequentazione sporadica nel periodo etrusco, medievale-rinascimentale.
Comprensorio: Versilia
Comune: Camaiore, località Casoli
Notizie storiche: I primi scavi a Grotta all'Onda risalgono al 1867 e vennero condotti da ricercatori del Comitato per le Ricerche di Paleontologia Umana di Firenze, che vi lavorarono sporadicamente fino al 1944, ricostruendo le principali fasi di abitazione della grotta. Fu anche effettuata una datazione della stalagmite che era alla base dello strato contenente l'industria litica del periodo dei Neandertaliani, e che è risultata di circa 40.000 anni di età.
Nel 1996 il Museo Archeologico di Camaiore ha iniziato nuove campagne di scavo con metodologie scientifiche più aggiornate e complesse che stanno fornendo nuovi interessanti dati sulle popolazioni che abitarono la grotta. Gli scavi archeologici e le analisi scientifiche sono tuttora in corso.
I reperti preistorici più antichi appartengono alla cultura del Musteriano, (Paleolitico Medio), relativa all'uomo di Neanderthal e databile a circa 40.000 anni da oggi; si tratta di un'industria litica ricca di strumenti in selce, molto simile a quelle rinvenute nella Buca del Tasso, nella Grotta del Capriolo e in altre grotte delle Apuane, oltre a resti di animali carnivori con netta prevalenza di orso delle caverne.
Recentemente è stato messo in luce un livello con reperti risalenti all'ultima fase del Paleolitico Superiore, databile a circa 10.000 anni da oggi: un focolare, ricco di resti ossei degli animali cucinati e di manufatti in selce di piccolissime dimensioni, i quali costituirono le parti taglienti delle lance e delle frecce utilizzate per la caccia. Sono numerosi gli strumenti a dorso, alcuni di pochi millimetri di lunghezza e i minuscoli grattatoi, di forma rotonda, tipici di questo periodo.
Anche se non sono stati rinvenuti i resti delle capanne, che certamente furono costruite all'interno della grotta, lo strato del Neolitico, i cui reperti sono stati datati a 5.000 anni da oggi, ha restituito materiali che testimoniano le attività agricolo-pastorali della comunità umana stabilmente stanziata nell'area. In particolare sono numerose le macine per i cereali e le fusaiole indicanti la pratica della tessitura. Sono poi state recuperate minuscole punte di freccia e numerose piccole lame (lunghe meno di 20 mm) in ossidiana sarda, proveniente dalle attività di scambio in un momento in cui la navigazione era ormai largamente praticata. Anche l'utilizzo di alcuni tipi di selce originari dell'Italia settentrionale, con i quali furono realizzati piccoli strumenti, mostra l'ampiezza dei rapporti commerciali con altri gruppi neolitici.
I contatti con la Sardegna sono testimoniati anche dalle forme e dalla decorazione di alcuni manufatti in ceramica, come la ciotolina di ceramica graffita con motivo a stella, tipico della cultura sarda di Ozieri. Invece, alcune piccole ciotole attestano le influenze culturali da parte dei gruppi neolitici dell'Italia meridionale, ovvero della cultura di Diana, evidenziata nelle isole Lipari e in molte altre aree del sud Italia.
L'insieme dei materiali ceramici permette quindi di attribuire la frequentazione della grotta ad un momento finale del Neolitico che fu caratterizzato da forme e decorazioni tipiche della Francia meridionale, Liguria e Lombardia (la cosiddetta cultura Chassey-Lagozza) e da forme tipiche dell'area meridionale (cultura di Diana).
Assai particolari e numerosi sono inoltre i punteruoli in osso levigato ricavati da femori di erbivori e i pendagli ottenuti con denti, forati alla radice, di piccoli carnivori.
Nella successiva Età del Rame, datata 4.900 anni da oggi, si ritrovano alcuni degli elementi che avevano caratterizzato il Neolitico, come l'industria litica in ossidiana (ma in minore quantità), l'uso della selce d'importazione e la fabbricazione di utensili in osso e in pietra levigata. Cambia soprattutto il modo di decorare i vasi in ceramica: si fa largo uso di motivi ornamentali ottenuti con impressioni, praticate prima della cottura del vaso, a "ditate", "unghiate", "bugne" (piccole protuberanze coniche) e "tacche" fatte con strumenti appuntiti.
Sia nel Neolitico che nell'Età del rame furono ampiamente usati gli ornamenti personali costituiti da conchiglie marine forate o lavorate a forma di pendaglio e da perle in steatite, scisto e marmo. Riferibili all'Età del Bronzo sono alcuni frammenti di grossi recipienti in ceramica con decorazione "a cordone" e a impressioni.
I pochi reperti di età etrusca, medievale e rinascimentale documentano un uso della grotta molto occasionale, forse per motivi di culto (nel periodo etrusco), e per sporadiche attività di pastorizia nei periodi più recenti.

(testi di Alessandra Berton, Marzia Bonato, Stefania Campetti, Laura Perrini)
Stato di conservazione: La Grotta è facilmente raggiungibile a piedi, attraverso un sentiero che parte dalla frazione di Casoli in località Tre Scogli. I materiali archeologici degli scavi effettuati negli anni 1914-1944 sono conservati in parte a Firenze al Museo Fiorentino di Preistoria, in parte a Pisa presso il Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università. I materiali archeologici provenienti dalle campagne di scavo effettuate dal Museo di Camaiore, a partire dal 1996, sono conservati e parzialmente esposti a Camaiore presso il Civico Museo Archeologico (Sezione Didattica).
Tipologia: grotta
Codice Audioguida: 025
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