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Villa Borbone

La villa è posta al centro della tenuta di Borbone, detta anche arciducale per l'avvenuta successione per via ereditaria dai Borbone alla famiglia Asburgo Lorena, ed è cintata da una chiusa che delimita il giardino affacciato con un monumentale cancello sul viale dei Tigli.
Il palazzo è composto da un corpo centrale di tre piani di forma compatta e da due ali a due piani che l'affiancano a nord e a sud. All'estremità di queste ali vi sono due bracci perpendicolari di uguale altezza; quello a nord è costituito dalle stalle e dalla cappella mausoleo, dove sono sepolti i sovrani di Lucca e i loro discendenti, mentre sul braccio a sud sono depositi e stanze di servizio.
Le facciate riprendono nella composizione i temi cari a Lorenzo Nottolini (Segromigno 1797-Lucca 1851) e applicati anche nell'ala ottocentesca del palazzo di Lucca.
Sulla facciata principale, sopra la portafinestra centrale del terrazzo che fu posto su questo prospetto a metà Ottocento, è uno stemma in marmo di Carrara con le insegne della famiglia Borbone, nelle forme rinnovate volute da Maria Luisa Duchessa di Lucca. Lo stemma è sormontato dalla corona reale spagnola a fiorami, una modifica che si deve a Carlo Lodovico, in sostituzione dell'originaria corona reale gigliata.
Le finestre di questo prospetto del palazzo sono inquadrate da cornici di marmo bianco di Carrara e il tetto a padiglione di questo corpo principale è coronato da una terrazza cinta da una ringhiera in ghisa della metà dell'Ottocento.
Sul retro la villa ha un prospetto assai più modesto nelle finiture che, attorno alle aperture, è realizzato in intonaco tranne che nelle tre portefinestre del primo piano, che si aprono su un balcone realizzato sicuramente in tempi successivi, probabilmente nel Novecento. Allo stesso periodo sembrano doversi datare anche le cornici di queste aperture.
Al piano terreno le finestre, munite di inferriate, risultano un poco modeste, perché nella risistemazione della metà del sec.XIX è stato eliminato il bugnato originario e le arcate cieche che davano ricchezza e potenza a questo prospetto.
Da segnalare sono anche le due grandi portefinestre che chiudono i due passaggi delle carrozze, coperti a volta con un lacunario dipinto a tempera su entrambi i prospetti.
I due bracci, verso occidente, cioè a lato della facciata principale del palazzo, si presentano uno con la facciata in marmo in stile neoquattrocento della cappella del 1885 e l'altro con un edificio di gusto mitteleuropeo con finestre tripartite di foggia nordica finite in mattoni, sistemato anch'esso alla fine dell'Ottocento. Questo richiamo alla cultura austriaca si può leggere anche all'interno del palazzo, dove alcune porte bianche e oro riprendono il disegno, in forma ridotta, di quelle della Hofburg di Vienna; anche i parquets, che al primo e al secondo piano della villa si ritrovano in tutti gli appartamenti nobili, riecheggiano nel disegno impianti nordici e mitteleuropei.
L'edificio, pur avendo subito continui e notevoli rimaneggiamenti fin dai primi anni della sua costruzione e per tutto l'Ottocento, si presenta come un palazzo di forma calibrata ed equilibrata, consono ad una residenza di campagna. La villa infatti non fu mai una residenza ufficiale: fu usata prima come casino di caccia, poi come casa padronale di una tenuta agricola e infine come dimora di villeggiatura, con uno spirito ormai borghese.
Nonostante, infatti, la grande dimensione del palazzo, non vi sono saloni o stanze di rappresentanza per ricevimenti o feste, ma piuttosto piccoli ambienti e salotti raccolti consoni a una famiglia "borghese" che qui si ritirava fuori dalle cerimonie di corte e dall'etichetta spagnola tanto cara alla Regina Maria Luisa di Borbone.
La chiusa ospita un corpo di fabbrica ad un solo piano molto allungato che fungeva da limonaia, aperto con vetrate ad arco verso il giardino dei fiori posto davanti alla chiesa. Questo giardino è ordinato ad aiuole ed è rallegrato dalla presenza di una vasca d'acqua e da due statue in marmo che facevano parte, insieme a quella di S.Roberto oggi nel giardino della villa delle Pianore e ad una quarta rimasta a Parma, del gruppo che la Duchessa Luisa Maria, moglie di Carlo III Duca di Parma volle per ornare una piazza della capitale del ducato con le effigi dei santi con i nomi dei suoi quattro figli: Margherita, Roberto, Alice ed Enrico.
Il resto del giardino ha una conformazione a parco romantico con grande viale centrale ai lati del quale sono boschetti con vialetti e radure che ospitano sedute.
Sul retro del palazzo è un piazzale ad emiciclo circondato da boschetto che conclude la chiusa della villa.
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- Centro documentario storico di Viareggio
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- GIUSTI MARIA ADRIANA, La villa dei Borbone, in "66° Premio Letterario Viareggio-Répaci", Viareggio 1995
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- BORELLA GLAUCO, Il Giardino della Regina: il progetto per il grande parco del Palazzo Reale di Viareggio, in La nascita delle pinete, a cura di Antonella Serafini, Maschietto & Musolino, Firenze 2000
Come arrivare: macchina:dalle uscite dell'autostrada o dell'Aurelia seguire le indicazioni per il centro cittadino e quindi quelle per Viale dei Tigli e Villa Borbone.
Comprensorio: Versilia
Comune: Viareggio
Datazione edificio: 1822, cappella 1848 e rifondata 1885
Identificazione: Viareggio
Notizie storico critiche: L'edificio nasce come casino di caccia nel grande parco che la Regina Maria Luisa aveva fatto progettare dall'architetto regio Lorenzo Nottolini a corredo della sua reggia di Viareggio. Questa si trovava sul canale della Burlamacca ed era stata realizzata con un ampliamento della villa del nobile lucchese Ferrante Cittadella.
Intorno al casino di caccia dovevano sorgere le scuderie per allevare la Reale Razza Favorita: una razza di cavalli da corsa che rappresentava l'allevamento più prestigioso della sovrana. Maria Luisa vedeva in questo progetto un tassello che arricchiva il vasto complesso della reggia, celebrativa della gloria borbonica.
Alla morte della Regina il figlio Carlo Lodovico Duca di Lucca non mostra interesse per questo progetto e semplifica l'ambizioso disegno della madre facendo realizzare al Nottolini un edificio che, abbandonando gli intenti monumentali, è più vicino ad un gusto Biedermeier.
Il progetto, così ridimensionato, si sviluppò originariamente in tre corpi separati.
La costruzione centrale era di due piani più un mezzanino, mentre i due corpi laterali a forma di L erano elevati su un piano e un mezzanino.
Il corpo centrale era caratterizzato da un bugnato di intonaco che rivestiva tutto il piano terra con un andamento a raggiera sul portico frontale e sui tre archi ciechi del retro, al cui interno si aprivano le tre finestre centrali, analogamente alla soluzione adottata dal Nottolini nella palazzina del Palazzo Ducale di Lucca.
Nel 1834 l'edificio si presentava già con notevoli modificazioni in quanto i corpi laterali non erano più a L, ma a T.
Intanto, a partire dal 1844, vengono edificati i diciassette cascinali per i contadini della tenuta.
Da Carlo Lodovico la tenuta passa a Carlo III duca di Parma, che nel 1849 fa edificare la chiesina dedicata a S.Carlo Borromeo su progetto dell'Arch. Giuseppe Ghieri.
Sempre in questi anni vengono edificati due corpi che congiungono la palazzina centrale e le due ali a T, che vengono rialzate con un secondo piano. Questo risulta da una stima dell'Ufficio Tecnico Erariale del 1855, nella quale però si vede come non siano ancora finiti il piano terra e le stanze del terzo piano del corpo centrale, "coperte a tetto", e nel quale mancano inoltre la ringhiera delle scale e l'imbiancatura, tanto che viene definito "di recente costruzione".
E' databile attorno al 1850 anche l'edificazione della serra realizzata "con dodici ingressi ad arco a guisa di loggiato".
Nel 1855 i lavori non sono ancora terminati neppure nell'ala nord, dove mancavano le rifiniture interne.
Intanto però la villa, alla morte di Carlo III avvenuta nel 1854, viene ereditata dalla figlia primogenita Margherita, moglie di Carlo VII pretendente al trono di Spagna, che vi abitò stabilmente a partire dal 1881. E' presumibile pensare che in questo momento fossero terminate le finiture
interne del palazzo, come il caminetto del piano terra, le porte in pino di Slavonia e le pitture a tempera che ornano i soffitti.
Nel 1885 venne rifondata la cappella, per volere di Roberto di Borbone, figlio secondogenito di Carlo III, su progetto dell'Arch. Giuseppe Pardini.
Nel 1893 la proprietà passò alla figlia di Margherita e di Carlo VII, Bianca, Infanta di Spagna, che sposa l'Arciduca Leopoldo Salvatore Asburgo Lorena, da cui il nome di tenuta arciducale.
Nel 1906 la tenuta venne occupata dalla Marina Militare di La Spezia, ad esclusione della chiesa, e nel 1917 fu asservita alle esigenze del Balipedio.
I mobili, le suppellettili e gli oggetti d'arte contenuti nella villa erano stati trasferiti altrove dai Borbone prima di cedere la tenuta alla Marina Militare, perciò quando nel 1945 Donna Bianca di Borbone rientrò in possesso della villa, dovette provvedere a ridarle un decoro e un arredo consono, anche se assai più modesto rispetto a quello originario.
Durante l'ultima guerra mondiale infatti la villa subì le espoliazioni dapprima da parte dei tedeschi e dopo da parte degli americani, che durante il conflitto avevano installato qui il loro quartier generale.
Margherita, la figlia terzogenita dell'Arciduchessa Bianca, fu l'ultima discendente di Maria Luisa che vi abitò, dal 1949 fino alla cessione, avvenuta nel 1985, all'Ing. Benvenuto Barsanti che ne fece dono al Comune di Viareggio affinché fosse adibita a luogo per la cultura e perciò aperto a tutti i cittadini.
Nel 1999 il Comune di Viareggio ha iniziato il programma di recupero e di riutilizzazione della villa per riportarla al suo originario splendore. I restauri tuttora in corso dovrebbero restituire il palazzo e l'ala nord all'uso pubblico nei primi mesi del 2003.

Le notizie storiche sono tratte da uno studio condotto per il Comune di Viareggio in corso di pubblicazione a cura di Glauco Borella
Codice Audioguida: 238
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