Con la colonizzazione romana, l'interesse economico prevalente è rivolto allo sfruttamento agricolo. Così, mentre le residue popolazioni liguri perpetuano la tradizionale economia silvo-pastorale, sui rilievi collinari che orlano la costa versiliese (La Cappella) o ai margini della Piana di Lucca e nella media valle del Serchio (Marlia; Ponte a Moriano), gli impianti agricoli romani occupano le aree pianeggianti riorganizzate dalla centuriazione (Chiarone; Fossa Nera; Acquarella; Montiscendi; Cafaggio; Pieve di S. Giovanni e S. Felicita).
Le numerose fattorie romane sono generalmente realizzate con tecniche edilizie molto semplici, secondo la tradizione locale: muri con zoccolo di pietre e alzato in argilla cruda, copertura di tegole e coppi e pavimentazioni rustiche, in semplice terra battuta o, talvolta, in cocciopesto o laterizi (Acquarella; Fossa Nera). L'insediamento agricolo, sparso nel territorio, è riflesso anche dalle piccole aree sepolcrali che solitamente affiancavano le fattorie o i modesti agglomerati rurali (Pievecchia; Montiscendi; Cafaggio; Pieve di S. Giovanni e S. Felicita; Marlia).
Accanto alle colture cerealicole di base, si svilupparono precocemente anche produzioni specializzate di vino e olio, documentate rispettivamente dagli impianti di Fossa Nera, nella piana lucchese, e dell'Acquarella in Versilia. In età imperiale erano peraltro rinomati, come ci ricorda Plinio, il vino di Luni e l'uva di Pisa.
Se nell'interno l'agricoltura pare rivolta principalmente al consumo locale, nell'area costiera, e soprattutto nel territorio pisano, lo sviluppo di manifatture di anfore da trasporto documenta l'esistenza di una produzione vinicola destinata anche al commercio marittimo.
Con la romanizzazione fu certamente incentivato anche lo sfruttamento delle cave di pietra e del legname, richiesti rispettivamente dalle attività edilizie delle nuove città, che vedono la progressiva realizzazione di notevoli edifici monumentali e ricche residenze private, e dai cantieri navali dei due importanti porti di Pisa e Luni. Ben presto ovviamente, si svilupparono anche tutte quelle attività artigianali destinate al fabbisogno dei nuovi coloni, come quelle di vasellame di uso comune, ceramica a vernice nera, terrecotte architettoniche e laterizi.
Grandi attività manifatturiere e imprenditoriali ebbero un particolare impulso a partire dalla prima età imperiale, prime tra tutte quelle legate all'estrazione e commercializzazione del marmo apuano, incentrate su Luni, o alla produzione di vasellame da mensa in terra sigillata italica delle officine pisane.
I grandi porti di Luni e Pisa, affiancati da un'attiva rete di approdi marittimi e fluviali, consentirono fino all'età tardoantica, sia l'intensa commercializzazione dei prodotti e delle risorse locali verso mercati di dimensione mediterranea, sia l'arrivo consistente di merci da tutto il bacino del Mediterraneo.
Il livello economico raggiunto dalle famiglie che gestivano le risorse del territorio è ben esemplificato dalla ricca residenza dei Venulei a Massaciuccoli, tipica "villa d'ozio" situata in uno dei tratti più suggestivi del litorale versiliese.