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La tomba

In prossimità degli abitati erano predisposte aree destinate alla sepoltura: le necropoli. E' proprio la loro individuazione che spesso suggerisce l'esistenza di insediamenti non altrimenti noti, contribuendo a definire il quadro del popolamento.
Il costume funerario locale, rimasto sostanzialmente inalterato per tutto il periodo etrusco, è l'incinerazione: i resti combusti del defunto venivano raccolti in un vaso, spesso coperto da una ciotola capovolta e deposto direttamente nella nuda terra o, insieme ad eventuali oggetti di corredo, entro una struttura di protezione. Questa, in ambito locale, era costituita da un grande vaso, tagliato a metà e capovolto (Via Squaglia; Villa Mansi), o, più raramente, da una cassetta di lastre di pietra (Via del Poggione). Nella piana lucchese presso Porcari, caso al momento isolato, una tomba di età arcaica.
Il corredo, presente solo in alcuni casi, poteva comprendere oggetti di ornamento personale, come le ricche oreficerie della tomba di Rio Rallettadi Capannori, vasellame per il banchetto e armi, come nella tomba versiliese di via del Poggione, di età arcaica, e nella tomba ellenistica di Ponte a Moriano. All'interno delle necropoli, le sepolture, singole o in gruppi, erano frequentemente segnalate da un cippo funerario realizzato in marmo apuano; la forma tipica e maggiormente diffusa, con fusto troncoconico e bulbo alla base per l'infissione nel terreno, è denominata "cippo a clava" (Via del Poggione).

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