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L'abitazione

In Italia gli esempi più interessanti di abitati neolitici si sono conservati nel meridione, soprattutto in Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia. Nell'area di Foggia, in particolare, sono stati rinvenuti diversi villaggi di capanne di forma rettangolare, costruite con il tetto di materiale vegetale, talvolta con pavimenti scavati nel terreno, ad una quota più bassa rispetto alla superficie, e foderati di pietre per impedire all'acqua di entrare all'interno. I villaggi erano circondati da ampi e profondi fossati di forma "a C", (sulla cui funzione si sa ancora molto poco), all'interno dei quali sono state a volte rinvenute anche delle sepolture singole. Tra gli altri villaggi neolitici italiani sono da ricordare quelli abruzzesi, nell'area del Fucino e nei pressi di Chieti, quello in riva al lago di Bracciano, nel Lazio, che ha restituito anche i resti di un'imbarcazione, nonché gli abitati padani dell'Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli. In Liguria e in Trentino molti insediamenti neolitici sono stati rinvenuti in grotta o in ripari sotto roccia, ma rappresentano delle eccezioni in quanto nel Neolitico le grotte vennero utilizzate ormai quasi esclusivamente per scopi di culto e funerari. In diversi insediamenti italiani sono stati rinvenuti anche silos scavati nel terreno per la conservazione delle riserve alimentari, forni per la cottura degli alimenti e delle ceramiche, muretti di pietre a secco che delimitavano i recinti per gli animali.
In Toscana non esistono dati archeologici certi riguardo alla forma delle capanne e ai materiali usati per la loro costruzione; tuttavia alcuni frammenti di argilla con impronte di intreccio di canne fanno ipotizzare che, come in altre parti del mondo, le capanne neolitiche siano state costruite con pareti e tetto di materiale vegetale intonacati con l'argilla. Per quanto riguarda il Neolitico antico, in base all'abbondanza di vasi in ceramica, strumenti litici, macine o utensili per la tessitura in insediamenti quali l'Isola del Giglio, Cala Giovanna sull'isola di Pianosa e Pienza nel senese, possiamo presumere l'esistenza di villaggi di una certa importanza e continuità di abitazione. A Mileto presso Sesto Fiorentino sono state ritrovate grosse fosse di combustione utilizzate per la cottura dei vasi, indizio di una comunità neolitica stabile e organizzata.
In Versilia non sono noti insediamenti neolitici per la fase più antica, le cui tracce sono state invece ritrovate nell'area costiera pisana, sulle dune di Coltano e Castagnolo. Qualche frammento di ceramica impressa è stato rinvenuto anche nel Riparo della Romita di Asciano pisano. Nella valle del Serchio recentemente sono stati invece scoperti due insediamenti riferibili alla cultura della "ceramica lineare", nelle località di Muraccio e di Piano di Cerreto, nel comune di Pieve Fosciana. Poichè si tratta di zone poco adatte all'agricoltura, probabilmente vennero scelte dai gruppi neolitici per le possibilità di sfruttamento di materie prime presenti nella zona, come la selce e la steatite.
Più documentata è la fase finale del Neolitico, sia nella Toscana interna che nell'area costiera; gli abitati che hanno restituito materiali più significativi e che documentano l'esistenza di relazioni commerciali a vasto raggio sono quelli dell'area di Sesto Fiorentino come Neto di Bolasse, Podere Casanova presso Pontedera, Grotta all'Onda presso Camaiore, Grotta del Leone e il Riparo della Romita di Asciano Pisano.

(testo di Alessandra Berton, Marzia Bonato, Stefania Campetti, Laura Perrini)

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