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L'ambiente naturale

Gli eventi climatici che si sono verificati nel Paleolitico hanno condizionato la sopravvivenza dell'uomo, strettamente legata all'ambiente naturale dal quale doveva trarre le risorse per la sua alimentazione. Fasi "glaciali" con temperature molto fredde e forte aridità si alternarono infatti a fasi di clima più temperato e umido dette "interglaciali": gli animali, così come l'uomo, si adattarono alle diverse condizioni ambientali migrando verso nord o verso sud a seconda delle oscillazioni di temperatura. I resti ossei degli animali preistorici, come anche i pollini e i carboni fossili, contenuti nei depositi archeologici, sono quindi importanti per la ricostruzione del clima e dell'antico ambiente vegetale: specie quali il mammuth, il rinoceronte lanoso, l'alce, lo stambecco o la marmotta documentano un clima tendenzialmente freddo, mentre la presenza di rinoceronte e soprattutto di ippopotamo, o di altri animali caratteristici di ambiente più termofilo permette di individuare momenti di clima temperato caldo.
Dallo studio dei resti di organismi vegetali, come di organismi animali, sia marini che terrestri, sappiamo che 40.000 anni da oggi, ovvero nel Paleolitico medio, il momento in cui i neandertaliani abitavano la Versilia e la zona montana interna, il clima era caldo e abbastanza umido. Le pianure costiere erano popolate da cavalli, rinoceronti, leopardi, bovini selvatici, mentre in montagna abbondavano i cervi, i cinghiali, i daini e gli orsi delle caverne. Da 30.000 anni fa (Paleolitico superiore) iniziò un intenso raffreddamento, rilevabile soprattutto tra i 20.000 e i 18.000 anni da oggi, momento di massimo freddo dell'ultima glaciazione. In questa fase spesse calotte glaciali ricoprivano la zona alpina raggiungendo la pianura padana, mentre il graduale abbassamento del mare, che arrivò fino a 100 m sotto il livello attuale, scoprì lungo la costa toscana una vasta pianura, con estese paludi, che raggiunse le isole dell'arcipelago. Si espansero foreste di abete bianco, betulla, pino mugo e pino silvestre, che arrivavano fino al livello del mare, mentre sugli alti crinali montuosi si diffuse la vegetazione arbustiva, con prevalenza di ginepro, tipica della steppa. Il successivo e graduale aumento della temperatura media annua, nel corso di migliaia di anni, determinò il ritirarsi delle calotte glaciali alpine e l'aumento della piovosità, ristabilendo lentamente la linea di costa al livello attuale. Le testimonianze di abitazione e di attività dei cacciatori del Paleolitico che si erano depositate su questa ampia fascia costiera, furono quindi successivamente sommerse. Questo miglioramento climatico determinò anche il nuovo espandersi della foresta, ma con specie vegetali di ambiente più caldo quali querce, ontani, noccioli e frassini, provocando la migrazione verso nord degli animali di grossa taglia tipici di ambiente freddo, come il mammuth e il rinoceronte lanoso.

(testo di Alessandra Berton, Marzia Bonato, Stefania Campetti, Laura Perrini)

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