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Abitato Ligure di Colle delle Carbonaie


Tipologia: Insediamento ligure
Comprensorio: Garfagnana
Comune/Località: Castiglione Garfagnana

La presenza ligure nell'area del Colle delle Carbonaie era già nota dal ritrovamento, alla fine dell'800, di un sepolcreto in località Pian di Paolo (Villa Collemandina). L'insediamento relativo alla piccola necropoli ligure, la più antica nota in Garfagnana (decenni finali del IV secolo a.C.), si trovava forse sulle pendici del rilievo, dove le indagini di superficie, preliminari all'intervento di scavo, hanno individuato la presenza di reperti ceramici liguri.
Due campagne di scavo, effettuate nel 1982, hanno invece indagato i resti di un abitato situato su un ripiano a quota più alta (m 640 s.l.m.) e databile ai decenni centrali del III secolo a.C.
Come Monte Pisone, anche il Colle delle Carbonaie si trova in posizione dominante, lungo un percorso di crinale che collega il fondovalle ai pascoli appenninici, secondo un modello insediativo che caratterizza gli abitati liguri della Garfagnana precedenti al conflitto con Roma.
(testo di Susanna Bianchini)
Stato di conservazione

Resti non visibili; alcuni reperti sono esposti nella mostra archeologica permanente di Castelnuovo Garfagnana.
Notizie storiche

Il pianoro sul quale si trovano i resti dell'insediamento del III secolo a.C. è in gran parte artificiale e fu ottenuto con impegnative opere di terrazzamento e livellamenti di scaglie e pietrisco misti a terra.
Nella prima fase di vita, l'area abitata era definita a nord e a sud da due muri paralleli (H e D) di notevole spessore (m 1,20-1,40), con paramento di pietre parzialmente sbozzate, che costituivano lo zoccolo di base per elevati realizzati probabilmente in terra e legno. Le dimensioni di tali opere ne denotano il carattere difensivo, evidenziando la necessità di proteggere adeguatamente l'abitato, almeno nel primo periodo di vita.
All'interno, le strutture conservate, muri di contenimento e di sostegno delle pareti divisorie, delineano un'abitazione articolata, con un grande ambiente e piccoli vani di servizio.
In un secondo momento, il complesso venne ristrutturato e ampliato verso nord, dove si trova un vano fornito di focolare (G) e, forse, un secondo grande ambiente che, come il primo, poteva accogliere un nucleo famigliare.
E' probabile inoltre, come suggerisce la struttura H, che l'abitato si estendesse anche nel settore ovest del pianoro, ormai franato.
Tra le ceramiche recuperate nello scavo è presente, oltre a rari frammenti di vasellame a vernice nera, di produzione esclusivamente etrusca, e la caratteristica ceramica fine verniciata in rosso, di produzione locale, una notevole quantità di vasellame da cucina, (olle, coperchi e piccoli contenitori per la conservazione di derrate) in gran parte prodotto con una nuova tecnica rispetto a quella documentata al Monte Pisone, forse acquisita dal territorio etrusco pisano dove è ampiamente diffusa nel III secolo a.C.
L'intensificarsi in questo periodo degli scambi con la cultura etrusca è attestata anche dalla presenza di frammenti di anfore vinarie, che segnalano l'inizio del consumo di vino tra i Liguri Apuani.
Sono stati inoltre rinvenuti pestelli in pietra levigata, fuseruole e pesi da telaio che documentano le attività tipicamente femminili della filatura e tessitura.
L'abbandono dell'abitato, dopo la metà del III secolo a.C., è probabilmente da collegare al mutato clima politico: il progressivo deteriorarsi dei rapporti con gli Etruschi e l'avvio del conflitto con Roma determinò infatti anche la radicale trasformazione del sistema di insediamenti liguri sia in Garfagnana (Monte Capriola) sia nell'area versiliese (Monte Lieto; Monte Altissimo).
Bibliografia

- Ciampoltrini G., Ricerche sugli insediamenti liguri dell'Alta Valle del Serchio, "Bollettino di Archeologia" 19-20-21, 1993

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